DICHIARAZIONE DI CESARE MORI
Del Comitato Piacentino per la riforma della legge elettorale
“Il corpo elettorale ha rinunciato ad esprimersi, non partecipando al voto in misura sufficiente a raggiungere il quorum. Coloro che hanno votato si sono divisi tra l’80 per cento di Sì e il 20 per cento di NO. La confermata pratica all’incitamento alla diserzione del voto da parte di chi di volta in volta vuole appropriarsi della quota in forte crescita di non votanti ha scardinato l’istituto del referendum, privando i cittadini dell’unico strumento di democrazia diretta a loro disposizione. Con le liste bloccate il referendum. Gli spazi di partecipazione dei cittadini alla vita democratica della Repubblica si vanno inesorabilmente esaurendo. I tempi e i modi di svolgimento stesso del referendum elettorale sono la rappresentazione della soppressione di questo istituto costituzionale. Dalla promozione al voto del referendum popolare sono stati fatti trascorrere due anni. Al via libera della Corte Costituzionale al referendum, si fecero succedere la crisi di Governo e la fine anticipata della legislatura, evitando di fissare la data del voto popolare. Senza la data del referendum, la legge avrebbe imposto lo slittamento di un anno del referendum e le elezioni anticipate con la legge “Porcata”. Più recentemente, la gestione delle procedure istituzionali del governo che porta la responsabilità primaria di avere varata una legge elettorale che ha prodotto un Parlamento di nominati, è stata scandalosamente votata alla limitazione della partecipazione dei cittadini. Basti pensare al mancato abbinamento del referendum elle elezioni europee del 6 e 7 giugno e la sua collocazione in estate e a scuole chiuse. Questo deprecabile comportamento ha coinciso con un uso improprio delle prerogative istituzionali di coloro che al momento si trovano a rappresentare le istituzioni della repubblica coinvolte nella procedura referendaria. Godendo, peraltro, della più o meno tacita solidarietà della variegata e multiforme rappresentazione di partitini interessati alla conservazione di sé medesimi. L’esito della consultazione referendaria, al quale si deve rispetto, non lascia inalterata una situazione connaturata da un profondo e crescente malessere tra i cittadini e la rappresentanza politica, ma la consolida. Il grido di vittoria della Lega né è la dimostrazione. Il referendum è stato lo strumento tramite il quale il comitato e gli oltre 820.000 cittadini, fra i quali più di 7.000 piacentini, hanno inteso recuperare il peso specifico del diritto di voto degli elettori di molto affievolito. Questa era ed è la via tramite la quale i cittadini possano determinare il rinnovamento dei gruppi dirigenti della “rappresentanza” politica e del sistema politico da tutte le parti giudicato non appropriato. L’esito del referendum assegna, purtroppo, a coloro che resistono all’ansia di cambiamento dei cittadini nelle loro posizioni, protetti da fortificazioni normative di cui si sono dotati, un punto a loro favore. Ma della “transizione infinita” di un a Italia che non riesce a trovare la sua strada, il cittadino consapevole tornerà a porsi il rovello.”
Sarmato, 22 giugno 2009
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esito voto
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referendum.pc il 23/6/2009 alle 17:26 | |